Con il distacco dalle mura di quei chiostri o di quei tabernacoli sulle quali furono originariamente dipinti – affreschi ormai prossimi alla completa rovina, possono esser conservati ancora all’ammirazione nostra e delle future generazioni; ma scarso, ahimè, è il numero dei salvati rispetto a quello altissimo dei pericolanti, poiché i mezzi finanziari messi a disposizione per il restauro delle opere d’arte, sono, oggi, assolutamente irrisori; e questo comporta, necessariamente, una scelta penosa e dolorosissima, come se in un ospedale il medico fosse costretto a somministrare solo a pochi, tra tanti malati, il farmaco che ridoni ai morenti la vita.

La mostra presente – che farà appunto conoscere alcuni capolavori sottratti a un loro ineluttabile destino – vuol richiamare l’interesse e l’attenzione di tutti su un angoscioso problema, finora non risolto. La calamità che sovrasta una parte tanto rilevante del nostro patrimonio artistico è estremamente grave; e i rimedi da prendersi non potranno ormai più subire alcuna procrastinazione. Ché se invece, noi, con spensierata noncuranza, ci sottrarremo ancora a questo nostro preciso dovere, vergogna e onta ci accompagneranno per sempre nella storia della civiltà.

                                                                                                         Ugo Procacci

                              (dall'introduzione al catalogo della Mostra di affreschi staccati del 1957)